Paestum è stata nominata dall’Unesco patrimonio dell’umanità. Costruita dai greci nel 600 a.C. e conosciuta con il nome di Poseidonia, la città venne dedicata al Dio del mare Nettuno. Quando divenne una colonia romana, prese il nome definitivo di Paestum. L’area archeologica di Paestum è famosa in tutto il mondo.

E’ possibile ammirare, ad esempio, il Tempio di nettuno, in realtà dedicato ad Apollo. E’ uno dei templi greci meglio conservati. Il Tempio di Hera è il più antico tra i tre templi di Paestum ed è dedicato ad Hera, moglie di Zeus e principale divinità della polis. Le celebrazioni pubbliche avvenivano sul grande altare posizionato dinanzi al tempio. Il tempio dedicato ad Athena è stato erroneamente attribuito a Cerere, ma il ritrovamento di un consistente numero di ex voto dedicati alla dea Athena hanno permesso di correggere l’errata attribuzione. Tra il VII e l’ VIII sec. d.C. il tempio fu trasformato in chiesa e poi, caduto in abbandono, fu usato come stalla. L’Anfiteatro romano era destinato alle lotte dei gladiatori.

Il Museo nazionale di Paestum raccoglie i reperti archeologici rinvenuti nella città, nelle necropoli limitrofe e presso Santuario di Hera Argiva alla foce del Sele. Nel Museo narrante di Hera Argiva, che sorge nei pressi dei resti dell’omonimo santuario, è raccontata la storia dei luoghi attraverso filmati, ricostruzioni tridimensionali, video installazioni, effetti sonori e pannelli illustrativi. Il museo nasce nel 1952 per soddisfare la necessità di raccogliere tutto il copioso materiale archeologico proveniente dai numerosi scavi che interessavano tutta la zona in passato sotto la giurisdizioni della città di Posidonia / Paestum.
I reperti raccolti, principalmente nelle tombe, mostrano l’alto livello artistico raggiunto dalla cultura greca: vasi in terracotta e in bronzo, armi, strumenti musicali. Al suo interno, è conservata la tomba del tuffatore, pezzo forte della collezione di reperti conservati e raro esempio di pittura greca. All’interno del monumento funebre sono rappresentate delle scene di un simposio mentre sulla lastra di copertura l’artista ha dipinto il tuffo simbolico che il defunto ha fatto nel momento in cui ha abbandonato il mondo dei vivi per raggiungere quello dei morti.

Nella basilica paleocristiana si svolgono numerose celebrazioni di matrimoni. Gli utlimi restauri hanno riportato alla luce le colonne molto antiche che erano state incorporate nella muratura del rifacimento barocco. Al fine di ritrovare il pavimento della chiesa paleocristiana i restauratori hanno dovuto scavare per circa due metri e questo ha determinato un curioso effetto, al contrario di quanto avveniva in passato dove alla chiesa si accedeva salendo alcuni scalini a simboleggiare l’ascesa al cielo per accedere alla basilica si scende.

Di non minore importanza sono i reperti preistorici provenienti dalla necropoli del Gaudo che offrono al visitatore una completa visione di come si svolgeva la vita a quei tempi.
Il Santuario del Granato o Cattedrale della Madonna del Granato offre una spettacolare vista sul Golfo di Salerno ed è ancora oggi meta di pellegrinaggio. A parte la notevole presenza di opere d’arte, il Santuario è un esempio di come il cristianesimo abbia cooptato elementi pagani. La divinità venerata in questa stessa zona era Giunone e il melograno era il suo frutto sacro, e nel Santuario si venera la Madonna del granato, ossia il melograno.

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